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Analisi dati monitoraggio ARPA 2012/2016 sull’acqua di falda

Prendendo spunto dai dati del monitoraggio di ARPA 2012/2016 è doveroso precisare che tali dati sono relativi all’acqua di falda e non a quella distribuita agli utenti: Pavia Acque è, infatti, una vittima dell’inquinamento della falda. Si pensi che solo il 10% circa della popolazione della provincia di Pavia (cioè circa 52 mila abitanti a fronte di una popolazione totale residente di 547 mila persone) utilizza acqua che non necessita di trattamento. Da ciò si rileva l’importanza del lavoro che quotidianamente svolge Pavia Acque in fase di potabilizzazione dell’acqua proveniente dalla falda nel nostro territorio provinciale. La norma di riferimento rispetto ai criteri di qualità delle acque destinate al consumo umano è il D.Lgs 02-02.2001 n.31. In questo decreto sono esplicitati gli obblighi generali per le acque che ne determinano la potabilità all’interno dei vincoli di salubrità e pulizia. In particolare i due allegati A e B indicano i parametri microbiologici e chimici in termini di requisiti minimi che le acque devono soddisfare per essere considerate potabili.

È bene sottolineare come le acque di falda subiscano due tipi di inquinamento, un primo di tipo naturale (come la presenza di ferro o manganese) e un secondo di tipo antropico (come la presenza di pesticidi, diserbanti, solventi e clorurati). L’azione di potabilizzazione compiuta da Pavia Acque potabilizza l’acqua rendendola confacente ai valori dei parametri indicati dal Decreto Legislativo. Questi parametri sono indicati dal legislatore e a questi Pavia Acque si adegua quando tratta l’acqua e la fa uscire dai propri impianti.

La zona geografica del Pavese risulta ricca di ferro e manganese, che sebbene considerati indesiderabili, non costituiscono effettivamente rischio sanitario. L’acqua viene prelevata da falde molto profonde (da qui la presenza di ferro e manganese che sono inquinanti di origine naturale) tra 100 e 200 metri. Queste falde così profonde sono caratterizzate da una vulnerabilità bassa o molto bassa e questo fa sì che sia molto difficile trovare inquinanti di tipo antropico.

Nella zona geografica della Lomellina, riscontriamo 3 fasce di profondità della falda da cui l’acqua da potabilizzare viene estratta.

Fino a 60 metri: Contraddistinti dalla presenza di sostanze organiche e antropiche riferite alla attività agricola come bentazone atrazina.

Da 60 a 140 metri: Presentano un grado di protezione da medio a alto con limitata contaminazione da pesticidi. Si riscontra normalmente la presenza di ferro e manganese di origina naturale.

Oltre i 140 metri: sono contraddistinti dalla presenza di ferro e manganese anche se in concentrazioni di norma inferiori

La zona geografica dell’Oltrepo Pavese è sicuramente la più complessa e variegata per le caratteristiche morfogeologiche del territorio. In particolare nella zona centrale (tra Casteggio e Redavalle) si rileva una scarsa disponibilità idrica e una qualità dell’acqua che necessita di trattamenti ai fini della potabilità. La pianura bronese e stradellina non possiede risorse idriche sotterranee sufficienti alla copertura dei fabbisogni. Se si esclude la piana vogherese (dove l’acqua emunta dalla falda non richiede trattamenti) l’acqua prelevata presenta problemi di durezza, contiene ferro e manganese e cloruri e inquinanti di origine antropica e batteriologica che necessita trattamenti per la potabilizzazione.

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