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Pavia Acque avvia la sperimentazione sui fanghi di depurazione. Obiettivo: ridurre la produzione a un decimo

Gli impianti della provincia di Pavia producono circa 14.000 tonnellate di fango all’anno con un contenuto medio di umidità pari al 76 % circa. La principale destinazione finale del fango prodotto è il recupero su suoli agricoli (oltre l’80 %) e solo una piccola parte viene smaltita in discarica. Il fango prodotto dai depuratori di Pavia Acque rappresenta tuttavia solamente un decimo di quello che viene sparso sui terreni della Provincia di Pavia, la maggior parte infatti proviene da depuratori fuori provincia.

“L’individuazione dei limiti entro cui utilizzare il fango in agricoltura e il correlato problema dello smaltimento dei fanghi non utilizzati a fini agricoli è un tema che da diversi mesi occupa il dibattito pubblico e l’attività legislativa, regionale e statale – spiega Matteo Pezza, Presidente di Pavia Acque – la nostra idea è stata quella di cercare di risolvere il problema a monte riducendone la produzione. Per questa ragione abbiamo deciso di investire su sperimentazioni e tecnologia che siano in grado di ridurne la produzione del 90 per cento e trasformare quel che resta in un prodotto ammendante “end of waste” (quindi non più rifiuto) che apporti effetti benefici ai suoli dove verrà conferito. In questo modo potremo evitare alla radice il problema prima ancora di doverlo affrontare”.

Attualmente lo smaltimento dei fanghi nei terreni agricoli presenta numerose incognite, sia per la crescente opposizione dell’opinione pubblica, sia per la progressiva restrizione prevista dei limiti di alcuni parametri di accettabilità e la prevista introduzione di nuovi parametri, vincolanti ai fini della fattibilità di tale pratica.
Diventa quindi sempre più importante e urgente, per evitare di subire effetti negativi e danni economici dalle difficoltà incontrate dallo smaltimento, rendersi indipendenti da ogni problematica, limitando la produzione dei fanghi di depurazione alla fonte, all’interno dell’impianto, e contemporaneamente trasformando il fango (rifiuto) in un prodotto ammendante (non rifiuto).
Proprio su questo fronte è impegnata Pavia Acque, che ha avviato una procedura ad evidenza pubblica per acquisire la disponibilità di uno o più impianti a carattere innovativo su scala semi-industriale di trattamento/smaltimento fanghi ai fini dello svolgimento, in collaborazione con ASM Pavia e il Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università di Pavia, di un’attività sperimentale di verifica della funzionalità ed efficacia delle tecnologie più innovative presenti sul mercato.
“C’è – prosegue Pezza – una particolare sensibilità da parte degli Amministratori Locali su questo argomento, che da un lato hanno la responsabilità della gestione del territorio del proprio Comune e dall’altro sono soci indiretti di Pavia Acque”.

La fase sperimentale avrà una durata di circa 9 mesi e si svolgerà presso l’impianto di depurazione di Pavia in via Montefiascone. Durante questo periodo verranno testate le tecnologie ritenute più interessanti e adatte ai fini di interesse di Pavia Acque. I dati sperimentali raccolti saranno elaborati per redigere una relazione finale in cui si potrà ricavare, dal confronto dei risultati ottenuti, una chiara indicazione in merito alla migliore soluzione tecnologica disponibile.

 

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